Sono in possesso anche dell’Isde (Associazione dei medici per l’ambiente), che li sta elaborando, i dati disaggregati del registro tumori dell’Asl Napoli 1. La massa di informazioni è stata oggetto di analisi da parte di Gennaro Esposito, consigliere comunale, diffusa sabato scorso.
Sul tema ci sono le prime considerazioni dell’oncologo Antonio Marfella, presidente dell’Isde, contattato da Anteprima24. “Per prima cosa – spiega – i dati del registro tumori vanno letti contemporaneamente ai dati che la Regione ha prodotto sull’inquinamento di falda, quindi quelli del registro tumori completano il quadro generale per distretto e adesso possiamo inquadrare bene la situazione a macchia di leopardo per tutti i distretti di tutte le Asl di tutta la Regione Campania, quindi adesso possiamo dire che c’è una precisa correlazione tra disastro ambientale e disastro sanitario che si chiama Acerra”. Marfella è da decenni con l’Isde in prima linea nella Terra dei fuochi, e sottolinea quanto avvenne nel 2006. Ad Acerra, il consiglio dei ministri dichiarò lo stato di emergenza per l’inquinamento ambientale da diossina. “Tra tutti i comuni campani, Napoli inclusa – argomenta il medico -, di Acerra possiamo dire solo oggi che è il distretto sanitario che dimostra i dati peggiori di incidenze di mortalità. Le due cose a questo punto vengono identificate da che cosa? Dal danno alle falde che risulta essere prioritario e comunque azione prioritaria di buon governo per tutto l’hinterland napoletano, mentre invece il Comune di Napoli spicca, spicca, non soltanto per i dati che confermano il paradosso epidemiologico che c’è più cancro dove c’è più verde, quindi il massimo dell’incidenza di tutti i tipi di tumore li troviamo tra Scampia e Mugnano”.
Marfella definisce un “paradosso” l’elevata incidenza di tumori in aree aperte, dove dovrebbe esserci il massimo ricambio d’aria. Come la zona portuale, appunto. Ma non solo. Quanto alla questione idrica, su Napoli città “il dato che ci salva è l’acquedotto – aggiunge -, quindi è chiaro che noi non abbiamo problemi di acqua e di falda, perché beviamo tutti, mi auguro, o l’acqua minerale o comunque c’è l’azienda speciale Abc che è controllata. Mentre purtroppo nelle zone Sin e nelle zone dove c’è maggior ricambio d’aria, cioè il porto e la Sin di Bagnoli continuiamo a registrare il picco di tumori, in particolare al polmone, e in particolare a Bagnoli mesoteliomi, che sono i tumori del polmone correlati all’amianto”. Altro passaggio cruciale: i lavori a Bagnoli. Al momento è in corso il dragaggio sui fondali marini. “Facendo così – sostiene l’oncologo – certamente bloccano l’amianto, ma diossina e Pcb, a mio parere non lo stanno bloccando. Perciò devono aumentare i controlli, anche delle cozze”. Un messaggio per tutti.




















