La seconda sezione della Corte di Appello di Napoli ha assolto con formula piena – il fatto non sussiste – i consiglieri regionali della Campania accusati di essersi appropriati dei fondi del gruppo consiliare di appartenenza.
Tra i consiglieri assolti anche Angela Cortese (difesa dagli avvocati Annalisa Senese e Francesco Benetello) che in primo grado erano stati invece condannati. Nel febbraio del 2023 vennero condannati, insieme con Angela Cortese, anche Enrico Fabozzi, Pasquale De Lucia, Rosaria Anita Sala e Nicola Marrazzo (Idv) mentre vennero assolti Corrado Gabriele e Carmine Mocerino.
Il processo di secondo grado invece si è pronunciato in favore dell’innocenza di tutti e sette consiglieri che rispondevano di peculato in quanto accusati di avere percepito rimborsi illecitamente. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Annalisa Senese, Francesco Benetello, Stefano Montone e Francesco Toraldo.
La Procura di Napoli aveva passato al setaccio ricevute e scontrini relativi alla legislatura 2010-2015, per verificare il corretto utilizzo del denaro pubblico giungendo alla conclusione che parte di quel denaro era stato adoperato per finalità diverse da quelle per i quali erano stati corrisposti.
Tra i consiglieri assolti anche Angela Cortese (difesa dagli avvocati Annalisa Senese e Francesco Benetello) che in primo grado erano stati invece condannati. Nel febbraio del 2023 vennero condannati, insieme con Angela Cortese, anche Enrico Fabozzi, Pasquale De Lucia, Rosaria Anita Sala e Nicola Marrazzo (Idv) mentre vennero assolti Corrado Gabriele e Carmine Mocerino.
Il processo di secondo grado invece si è pronunciato in favore dell’innocenza di tutti e sette consiglieri che rispondevano di peculato in quanto accusati di avere percepito rimborsi illecitamente. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Annalisa Senese, Francesco Benetello, Stefano Montone e Francesco Toraldo.
La Procura di Napoli aveva passato al setaccio ricevute e scontrini relativi alla legislatura 2010-2015, per verificare il corretto utilizzo del denaro pubblico giungendo alla conclusione che parte di quel denaro era stato adoperato per finalità diverse da quelle per i quali erano stati corrisposti.



















