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di Rosario Dello Iacovo

Le pedane dell’America’s Cup sul lungomare piacciono, ovviamente. Per qualche giorno via Caracciolo ha smesso di essere soltanto il posto da cui guardare il mare ed è diventato un posto nel quale stare sul mare. Magari, in futuro, anche per fare il bagno davvero, su uno dei lungomari più famosi del mondo che però per i napoletani è rimasto quasi sempre lo sfondo di una cartolina.

È cambiata anche la discussione. Non ci si domanda più soltanto se l’esperimento sia riuscito, ma come trasformarlo in qualcosa di ordinario. Manfredi e Fico parlano di piattaforme da utilizzare per sei mesi l’anno. Il governatore le immagina dalla Rotonda Diaz almeno fino a Castel dell’Ovo, con scalette per l’accesso al mare.

Si è aggiunta anche una raccolta di firme di artisti e personalità cittadine. Ma le autorizzazioni ottenute per le preregate erano temporanee e il progetto comunale, che risale al 2023, deve ancora trovare un accordo con la Soprintendenza. Poi vengono sicurezza, pulizia, bagni, docce e gestione degli accessi. Gli scogli, inoltre, dipendono dall’Autorità portuale.

Servirà concertare, ma anche immaginando una lunga sequenza di pedane a Mergellina, Napoli non avrebbe ancora risolto il suo antico problema con il mare.

L’estate appena finita aiuta a ricordarlo. A Posillipo la spiaggia delle Monache è diventata per alcuni giorni irraggiungibile per la chiusura del cancello dell’unico accesso. Le nuove concessioni garantiscono una parte degli arenili alla fruizione libera, ma il mare pubblico continua troppo spesso a dipendere da passaggi e strutture private.

A San Giovanni a Teduccio è stata recuperata la grande spiaggia del Municipio, circa ottomila metri quadrati di arenile libero. Un risultato importante, con una contraddizione che non è esattamente un dettaglio: il bagno lì non si poteva fare. Sole sì, mare no.

E poi c’è Bagnoli. Il lido comunale gratuito ha riaperto a luglio con ombrelloni, sedie, docce e servizi, ma davanti c’era ancora un mare non balneabile. A fine luglio una contaminazione microbiologica della sabbia ha imposto per alcuni giorni perfino il divieto di accesso e di elioterapia.

Il termine è accattivante, ma con le temperature feroci delle nostre estati non indica esattamente una passeggiata di salute, se non è accompagnato da un tuffo in mare.

A Bagnoli, nelle ultime settimane il conflitto si è spostato sui lavori per l’America’s Cup. Centinaia di residenti e attivisti hanno manifestato contro le modalità dei dragaggi, il mantenimento della colmata e gli sforamenti delle polveri sottili rilevati dall’Arpac. Secondo i comitati, mantenere la colmata cancellerebbe la prospettiva della grande spiaggia pubblica da Bagnoli a Coroglio.

In un’intervista di stamattina, Manfredi invece sostiene che a Bagnoli “l’acqua del mare è pulitissima” e che il problema sia la contaminazione da idrocarburi dei fondali. I dragaggi, secondo il sindaco, servono a eliminare i sedimenti contaminati; il progetto prevede poi un capping sottomarino e una rinaturalizzazione del fondo per arrivare alla balneabilità.

Il subcommissario Filippo De Rossi ha riconosciuto i superamenti delle polveri sottili, attribuendoli soprattutto al transito dei camion.

Sono due immagini della stessa città. Sul lungomare migliaia di persone utilizzano strutture nate grazie all’America’s Cup per avvicinarsi all’acqua. A Bagnoli centinaia di cittadini manifestano perché temono che i lavori accelerati dallo stesso evento compromettano il rapporto del quartiere con la costa.

Le pedane restano comunque una buona notizia. Hanno trasformato per qualche giorno la scogliera in uno spazio pubblico realmente utilizzato e mostrato quanto sia forte il desiderio di vivere il mare, non soltanto di guardarlo.

Oggi ci sono molte più ragioni di qualche settimana fa per pensare che possano tornare ogni estate. Sindaco e presidente della Regione sostengono la stessa prospettiva.

Ma il mare per censo non è scomparso. Sopravvive nei prezzi degli stabilimenti, nella pretesa di vietare l’accesso alla battigia e l’introduzione di cibo e bevande, nella scarsità degli accessi, nei cancelli e nella differenza fra chi può scegliere dove andare e chi deve contendersi quel poco che è libero e raggiungibile.

Fico dice che il mare deve essere gratuito, accessibile e fruibile. Se sarà davvero questo il metro con cui giudicare quello che resterà dopo l’America’s Cup, le piattaforme potranno essere un ottimo inizio.

Ma Napoli ha ventisette chilometri di costa. Il Lido Mappatella non è Posillipo, Posillipo non è San Giovanni e San Giovanni non è Bagnoli. Ogni tratto ha problemi diversi, ma tutti pongono la stessa domanda: quanto del mare di Napoli è davvero a disposizione di chi a Napoli ci vive o la visita e vuole fare un bagno senza svenarsi?

Le pedane possono restare. Possono moltiplicarsi. E sarebbe una buona cosa. Ma la sete di mare dei napoletani resta. Bisognerà tenerne conto.