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L’ordinanza sul blocco delle auto è finita sotto processo ieri, nel consiglio comunale a Napoli. Una valanga di critiche, richieste di modifica. Perfino stoccate all’amministrazione. L’ordinanza dirigenziale del 24 novembre è stata emanata, in modo congiunto, dall’Area Ambiente e dall’Area Infrastrutture Stradali. Si intitola “Azioni per il miglioramento della qualità dell’aria ai sensi della Delibera di Giunta Comunale n. 193 del 18 giugno 2020”. Essa prescrive il divieto, dal lunedì al venerdì dalle ore 8:30 alle ore 18:30, della circolazione dei veicoli Euro 0 ed Euro 1. Dispone inoltre il divieto di circolare, fino al 31 marzo 2026, dal lunedì al venerdì dalle ore 8:30 alle ore 18:30, di auto ad alimentazione diesel, veicoli commerciali ad alimentazione diesel di categorie N1, N2 e N3 inferiore o uguali ad Euro 5; di motoveicoli e ciclomotori di categoria inferiore o uguale ad Euro 2.

Dall’istruttoria del provvedimento emerge come l’input all’adozione sia esterno a Palazzo San Giacomo, e parta da lontano. L’atto ricorda infatti i due deferimenti dell’Italia alla Corte di Giustizia europea, nel 2018 e 2019, da parte della Commissione Ue. Il capo d’accusa è la violazione norme europee contro l’inquinamento dell’aria. Le due procedure di infrazione sono state avviate a seguito dei ripetuti superamenti dei valori limite di PM10 e del biossido di azoto all’interno di alcune zone del territorio italiano. Tra queste l’agglomerato Napoli-Caserta, così definito (Zona IT1507) ai fini di monitoraggio della qualità dell’aria. Con queste premesse, nel 2019 la giunta regionale della Campania ha stipulato un Accordo di Programma con il Ministero dell’Ambiente, per l’adozione di misure anti inquinamento. E la giunta comunale de Magistris, nel giugno 2020, ha approvato un programma di azioni per il miglioramento della qualità dell’aria.

L’allarme recente, però, è scattato lo scorso ottobre. Una nota della Regione Campania ha comunicato all’amministrazione cittadina che “la situazione della qualità dell’aria nel territorio del Comune di Napoli continua a destare seria preoccupazione, a causa del persistente superamento dei valori limite del biossido di azoto”. Si parla di un gas tossico (NO2). La reazione fotochimica tra luce solare e biossido di azoto ha un ruolo cruciale nella formazione delle particelle organiche inquinanti, cioè delle polveri sottili (PM10 e PM2.5). Su queste ultime, a gennaio scorso, Legambiente aveva già lanciato un alert. Peraltro, a settembre il sindaco Gaetano Manfredi ha firmato un’ordinanza (in vigore fino al prossimo 31 dicembre), a causa del superamento di oltre 35 giorni dei valori limite di PM10. Con quella, si vietano l’utilizzo degli impianti termici a biomassa legnosa, le combustioni all’aperto e lo spandimento dei liquami. I veicoli non sono toccati, se non per la proibizione di sostare con il motore acceso. Con una pec del 21 novembre scorso, la Regione ha perciò convocato il Comune per una riunione urgente sul tema. L’incontro si è tenuto tre giorni dopo. “Nel corso della citata riunione – spiega l’ordinanza – la Regione Campania ha comunicato che la Commissione europea potrebbe attivare una nuova procedura di infrazione relativa all’agglomerato di Napoli per superamento de valori limite del biossido di azoto”. Questa la genesi dell’ordinanza dirigenziale, sfornata quel giorno stesso. In consiglio comunale, tuttavia, è andata in scena una mezza rivolta.

Gennaro Acampora, capogruppo Pd, ha sottolineato “la necessità di un’applicazione più graduale dell’ordinanza, non essendo gran parte della cittadinanza pronta ad affrontare i pesanti disagi conseguenti”. Sulla stessa linea Fulvio Fucito (Manfredi Sindaco), secondo il quale l’atto “sta un po’ destabilizzando la cittadinanza”, ricordando ’ordine del giorno approvato dall’Aula diversi mesi fa, sull’istituzione delle domeniche ecologiche: la misura avrebbe potuto evitare lo sforamento dei limiti di legge. Per Massimo Cilenti (Napoli Libera) l’ordinanza crea problemi soprattutto a quanti abitano in zone periferiche o non ben servite dai mezzi pubblici. Gennaro Esposito (Misto) ha criticato l’assenza nell’ordinanza di riferimenti all’inquinamento provocato dalle navi in porto ed all’aumento del numero di voli. Aiuterebbe meglio a definire le contromisure anche il dato disaggregato per municipalità delle malattie oncologiche, fornito dalla Asl Napoli 1 invece in modo complessivo.

Toti Lange (Misto) ha evidenziato le gravi difficoltà economiche che impediscono a molti cittadini di cambiare le proprie auto e non subire le limitazioni dei divieti di circolazione. Per Luigi Carbone (Europa Verde) l’ordinanza viene definita un atto dovuto perché null’altro è stato fatto prima (“L’amministrazione deve fare di più”), manca un piano traffico con misure come corsie preferenziali controllate, Ztl e domeniche ecologiche, con il risultato che vengono colpite le fasce più disagiate. In maggioranza, controcorrente è però Claudio Cecere (M5S), trovando che il provvedimento colpisca “macchine con più di 30 anni”. Nella minoranza, per Iris Savastano (capogruppo Forza Italia) il provvedimento è inappropriato: “C’è una carenza di istruttoria e motivazione, ed è iniquo nei suoi effetti”. Tutti rilievi da girare non solo all’assessore alla Mobilità, Edoardo Cosenza, ma anche a quello all’Ambiente. Da quasi tre anni la delega è tornata nelle mani di Manfredi, a seguito delle dimissioni di Paolo Mancuso. E c’è chi denuncia una contraddizione tra l’ordinanza e quanto è in programma sul Lungomare, dal 6 all’8 dicembre. Ovvero il Gran Premio Napoli-Racing Show di rally. “Servirebbero politiche più coraggiose per ridurre il traffico privato, non per incentivarlo” sostiene Rino Nasti dell’esecutivo regionale di Europa Verde. E invita a spingere sulla crescita del trasporto pubblico.