Municipalità sempre più nel caos. Mercoledì mattina i dieci presidenti e i consiglieri saranno a Palazzo San Giacomo, dopo richiesta di un “incontro urgente” al sindaco Gaetano Manfredi. Nella lettera al primo cittadino, i vertici delle municipalità scrivono di voler “affrontare congiuntamente alcune tematiche“. I rumors parlano di una screening interno, volto ad accertare l’eventuale irregolarità nelle procedure di convocazione delle commissioni consiliari nelle Municipalità. Ai raggi X ci sarebbero gli ultimi dieci anni di lavori. Lo scenario potrebbe preludere ad una richiesta di restituzione dei gettoni di presenza percepiti dai consiglieri. A quanto si apprende, sul tema lunedì la conferenza dei capigruppo comunali dovrebbe incontrare l’assessore al decentramento, Teresa Armato, e il direttore generale del Comune. Mercoledì invece è convocato il consiglio comunale. Sotto il palazzo di via Verdi è annunciato l’arrivo di una folta delegazione dei 300 consiglieri municipali.
Nei parlamentini intanto la tensione è palpabile. Come da mesi in qua, del resto. Da quando cioè è esploso il caso dei costi della politica. Una vicenda associata anche ad un’indagine della Corte dei conti sui gettoni delle commissioni. Da parte sua, il Comune ha varato alcuni tagli. Ma la scure si è concretizzata solo in parte, per l’affossamento di un pezzo della riforma. Nelle Municipalità inoltre, sono state approvate modifiche ai regolamenti, tutte in senso restrittivo. Di un “clima di forte tensione” racconta Giovanna Lo Giudice, consigliera Pd della Municipalità Soccavo Pianura. “I consiglieri, costantemente sottoposti a controlli, verifiche e giudizi impropri – sostiene Lo Giudice -, vivono una condizione di ansia e stress che compromette il sereno svolgimento del loro mandato. Mai, nella storia del decentramento napoletano, si era assistito a dirigenti che si arrogano il diritto di controllare verbali politici, giudicare la validità delle sedute, valutare la presenza dei Consiglieri o minacciare la sospensione degli emolumenti”.
L’esponente dem sottolinea: “Un consigliere non è un dipendente: è un rappresentante democraticamente eletto, sempre reperibile e impegnato anche oltre gli orari formali delle sedute, spesso in situazioni impreviste e urgenti che fanno parte integrante del mandato politico”. E inoltre “la variabilità dell’ordine del giorno delle Commissioni – aggiunge -, dovuta a esigenze tecniche, assenze degli uffici o richieste dei cittadini, è fisiologica e non può essere utilizzata come pretesto per negare un diritto economico previsto dalla legge. La deriva in atto rischia di svuotare le Municipalità del lororuolo politico, riducendole a semplici uffici di rappresentanza subordinati alla struttura amministrativa, in aperto contrasto con lo spirito del decentramento”. Lo Giudice ha scritto al Comune per chiedere “un intervento immediato volto a ristabilire la corretta distinzione tra politica e amministrazione“, appellandosi al rispetto del Testo unico enti locali (Tuel).




















