Tempo di lettura: 4 minuti

Un caso politico, ma anzitutto un rebus giuridico la vicenda di Marco Nonno al Consiglio regionale della Campania. Il coordinatore a Napoli di Fratelli d’Italia, primo dei non eletti, dovrebbe subentrare al dimissionario Edmondo Cirielli. Ma la procedura è al vaglio della Giunta delle Elezioni. Secondo alcune interpretazioni, osterebbe alla sua elezione la condanna a due anni di reclusione, per resistenza a pubblico ufficiale aggravata. Fatti del 2007, relativi agli scontri per la riapertura della discarica di Pianura. Per quella pronuncia, l’esponente di FdI è già decaduto dalla carica di consigliere regionale, nella scorsa legislatura. Ma ai sensi della legge Severino – è la tesi di qualcuno – gli effetti di quella condanna varrebbero tuttora. Al punto da aver reso Nonno incandidabile alle ultime regionali, e dunque sancendo l’impossibilità di un subentro a Cirielli. Un’eventualità per la quale, tra l’altro, giorni fa al coordinatore di Fdi è stato notificato un avviso di garanzia. L’ipotesi di reato è di falso in atto pubblico, dopo l’autocertificazione allegata alla candidatura.

In un video postato ieri sui social, Nonn respinge l’addebito. E lo fa mostrando il certificato del casellario giudiziale. “Con orgoglio, è nullo – dice -: avrei attestato il falso se avessi dichiarato di essere incandidabile. La verità è l’esatto opposto”. Secondo Nonno insomma, la condanna per resistenza non sarebbe passata ancora in giudicato. “La contestazione sul reato di resistenza a pubblico ufficiale – sostiene – non tiene conto della connessione essenziale tra i due reati – resistenza e devastazione – emersa dagli atti”. C’è infatti da ricordare un’altra accusa: quella di devastazione. Sempre per gli scontri di Pianura, il politico della destra è stato condannato in primo grado a 8 anni e mezzo, ma assolto in appello, nel gennaio 2022 (stesso verdetto della condanna per resistenza). Poi però, il procuratore generale ha impugnato quell’assoluzione. Accogliendo il suo ricorso, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di secondo grado, rispedendo il procedimento in appello. Al momento, è in corso un nuovo processo per devastazione. “Poiché la Cassazione ha rinviato il procedimento a Napoli – assicura ora Nonno -, anche il reato di resistenza figura ancora tra i carichi pendenti: se è pendente, non è definitivo, per questo il mio casellario risulta nullo rispetto a cause di incandidabilità”.

Ma per provare a fare chiarezza è opportuno un passo indietro. Nel luglio di tre anni fa, la Giunta per elezioni votava la decadenza di Nonno. L’atto si basava sulla condanna per la sola resistenza, essendoci stata l’assoluzione per l’altra contestazione. Può il consiglio regionale aver agito in assenza di una condanna definitiva? Lo esclude Gennaro Oliviero, al tempo presidente del consiglio regionale (e della giunta per le elezioni). “Allora c’era una comunicazione dalla Corte d’Appello che noi abbiamo applicato, punto e basta” dichiara ad Anteprima24. Si trattava di “un provvedimento della Corte d’Appello che era definitivo – aggiunge -. Diversamente non potevamo farlo“. Oggi Oliviero è ancora consigliere, eletto con la lista deluchiana A Testa alta. E fa ancora parte della Giunta per le elezioni, di diritto, in quanto capogruppo. Non vuole entrare nel merito dell’attuale controversia sul subentro di Nonno, prima di un approfondito esame delle carte. Su quanto accaduto nel 2023, risponde lapidario: “La legge Severino era interamente applicabile”. E ovviamente rivendica come “corretta” l’azione della giunta da lui presieduta, seguita dalla “presa d’atto in aula” del consiglio. Oliviero ricorda pure che, all’epoca, “Nonno fece ricorso, lo perse”. Qualche altro membro di quella giunta evidenzia come il voto fosse avvenuto “su un dispositivo della Cassazione”. L’esponente di FdI però non demorde. “Tengo a precisare che – afferma Nonno – anche in base alle ultime verifiche della Commissione Antimafia, è opportuno evidenziare con forza che non sono risultato in violazione del codice di autoregolamentazione. È bene ricordare, inoltre, che tale codice ha una valenza etica e non impedisce legalmente la candidatura, a meno di sentenze definitive di interdizione che, nel mio caso, non esistono affatto”. E adesso Nonno promette ancora battaglia. “Non permetterò – annuncia – che interpretazioni forzate oscurino la verità dei fatti: il mio casellario è chiaro e la mia condotta è sempre stata orientata alla lealtà verso le istituzioni, soltanto la Cassazione può chiarire davvero la questione, essendo l’unico organo competente in quanto soggetto legittimato”. Il politico di Pianura è anche “pronto a presentare una richiesta di chiarimento ufficiale alla Suprema Corte”. E la matassa ancora deve sbrogliarsi.