È in uscita per Gump Edizioni “La Dolce Madre”, il nuovo libro di Rocco Cirocco che riporta alla luce una delle pagine più dolorose della storia di Molinara. Una tragedia che risale al 19 marzo 1976 e che coinvolse sei giovani del paese: cinque persero la vita in un incidente, uno soltanto sopravvisse. Cinquant’anni dopo, quella ferita non si è chiusa.
Molinara si ritrovò improvvisamente privata di una parte della propria giovinezza. Non si trattò solo di un lutto collettivo, ma dell’interruzione di un percorso umano e politico che stava prendendo forma. Quei ragazzi studiavano a Napoli, in diverse facoltà universitarie, ed erano uniti dall’impegno nello stesso partito. Portavano nel paese idee nuove, un confronto più ampio, uno sguardo diverso sul tempo che cambiava. In loro si intravedeva una generazione pronta a non restare ai margini.
Il libro nasce da un appunto scritto a penna, ritrovato in un archivio privato. Da quella traccia minima prende avvio una ricerca paziente tra documenti, testimonianze e scritti lasciati dagli stessi ragazzi. Non solo la ricostruzione dei fatti, ma il tentativo di restituire il clima umano e culturale di quegli anni, segnati da trasformazioni profonde e da grandi aspettative.
“Questo libro è dedicato a una generazione che non ha potuto compiersi – dice l’autore -. Il dolore di quei giorni, che io ho potuto solo immaginare, non si è consumato e non si supera. Me ne sono reso conto passo dopo passo, nel mettere insieme i frammenti di questa storia. Quel dolore va attraversato con rispetto, soprattutto per le famiglie che lo custodiscono. Cinquant’anni dopo, però, bisogna guardare anche a quelle promesse non realizzate, alle possibilità rimaste sospese, al futuro che non ha trovato forma. Ragazzi che, già a vent’anni, avevano cambiato lo sguardo di Molinara, rendendolo più aperto, più inquieto, più consapevole del tempo di trasformazioni che si stava attraversando”.
Le storie dei sei giovani vengono ricostruite una ad una come traiettorie interrotte: famiglie, amicizie, passioni, idee, sogni che stavano prendendo forma. Attraverso le parole rimaste e le immagini custodite, il volume compone un mosaico corale che non restituisce soltanto ciò che è accaduto, ma anche ciò che stava nascendo.
“La Dolce Madre” prova così a trasformare una ferita collettiva in consapevolezza condivisa. Affida alla forza della memoria il compito di tenere aperta una storia che non appartiene soltanto al passato, ma continua a interrogare il presente di una comunità che, mezzo secolo dopo, non ha dimenticato.



















