Revocare la delibera di istituzione di Napoli Patrimonio, la spa a totale partecipazione pubblica indiretta per l’affidamento in house providing del servizio di gestione, manutenzione, valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli.
La richiesta al Consiglio comunale proviene dalla Rete Riprendiamoci la Città – Napoli Non Si Vende, sulla scorta del parere fornito dalla Sezione Regionale di controllo per la Campania della Corte dei conti.
Dall’insieme delle osservazioni contenute nella delibera n. 175/2026 della magistratura contabile “si può ritenere più che opportuna una richiesta al Consiglio Comunale di revoca”, afferma la rete.
L’atto esprime parere parzialmente negativo sulla costituzione della Società.
“L’analisi comparativa (tra la NewCo. e il precedente affidamento in house alla Napoli Servizi, ndr) – scrive la Sezione Controllo – effettuata dal Comune sconta la mancata considerazione di una serie di variabili che possono incidere negativamente sulla strutturazione dell’operazione.
L’analisi su Napoli Patrimonio
Occorre considerare, infatti, non solo il profilo quantitativo ma anche quello qualitativo: non si tiene conto dei problemi strutturali che hanno connotato e connotano la gestione del patrimonio nel Comune, che aumenta notevolmente il grado di complessità di tale attività.
Questa Sezione osserva, inoltre, come “le società in house non sono annoverabili tra le pubbliche amministrazioni o tra le articolazioni di queste, pur sussistendo ambiti nei quali il legislatore assoggetta l’ente societario al regime dell’ente pubblico.
La scelta dell’amministrazione di attuare compiti di rilievo pubblicistico attraverso uno strumento organizzativo di diritto privato, pur segnato dalle caratteristiche di cui all’art. 16 del d.lgs. n. 175 del 2016, non tramuta la personalità giuridica privatistica con la conseguenza che dette società, in base all’art. 1, comma 3, del medesimo decreto legislativo, restano assoggettate alle norme sulle società contenute nel codice civile e a quelle generali di diritto privato, salvo che sia diversamente disposto” (cfr. Corte costituzionale, sentenza n. 103/2026).
È appena il caso di aggiungere, al riguardo, che “il rischio concreto di una progressiva perdita di know-how interno [all’amministrazione] sulla gestione patrimoniale” derivante dall’op-zione dell’affidamento a terzi mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica, potrebbe, in parte, replicarsi anche con l’affidamento a una società in house, nella misura in cui le società in house restano soggetti privati non annoverabili tra le pubbliche amministrazioni o tra le articolazioni di queste e il personale di detta società non potrà essere internalizzato.
Dubbi sulle risorse da trasferire a Napoli Patrimonio
Occorre, inoltre, evidenziare che dagli atti trasmessi non risulta e, quindi, non è chiaro quante risorse umane, impiegate dalla Società Napoli Servizi s.p.a. nella gestione del patrimonio immobiliare a reddito, confluiranno nella nuova Società Napoli Patrimonio s.p.a.
In sede di adunanza pubblica, l’Assessore al Bilancio del Comune di Napoli ha individuato in circa trenta risorse umane il numero di dipendenti della Napoli Servizi che potrebbe confluire nella NewCo.
Allo stato, pertanto, non è stato ancora individuato con certezza il numero di dipendenti che potrebbero transitare nella NewCo.
Al riguardo, il Collegio osserva come, da un lato, si individuano le inefficienze della gestione attuale anche nella assenza, all’interno del personale della Napoli Servizi, di profili professionali idonei a gestire un portafoglio immobiliare complesso come quello del Comune di Napoli, dall’altro lato, si ipotizza di assorbire parte di questo personale nella costituenda Società, con ciò rischiando di replicare le criticità della precedente gestione”.
Sulle perplessità espresse dalla Corte dei conti, si esprime un’articolata posizione della Rete Riprendiamoci la Città.
“Qui c’è da chiarire che – sostengono gli attivisti – nella proposta dell’Amministrazione la gestione del patrimonio immobiliare passa dall’affidamento ad una Partecipata diretta (Napoli Servizi) ad una indiretta (la New Co. Napoli Patrimonio) per cui il controllo analogo del Comune si svolgerebbe attraverso la citata Holding cui farebbe riferimento da subito la New Co; sul modello holding i magistrati contabili non mancano di esprimere le loro forti perplessità proprio per l’affievolimento del controllo da parte del Comune.
Serve il parere della Corte dei Conti su Napoli Patrimonio
La mancanza dei due presupposti indicati nella deliberazione non è questione che si possa risolvere in tempi brevi anche perché qualora si realizzassero implicherebbero una ridefinizione di vari aspetti del business plan.
Altro elemento richiesto dalla Sezione Regionale è quello di formulare nel piano economico-finanziario anche uno “scenario avverso” perché il “PEF si basa unicamente su previsioni ottimistiche, peraltro elaborate senza fornire delucidazioni sulle modalità di costruzione dei dati”.
Questa è un’altra spinta verso una sostanziale riscrittura della proposta e non di semplici “modifiche” come sembra adombrare l’Amministrazione (si veda la dichiarazione dell’Assessore Baretta al quotidiano Il Mattino del 4 luglio)”.




















