Da Roma alla Campania, e in tutto lo Stivale, la politica fa la gnorri sul tema mazzette. Non se ne parla mai, ma i dati sono chiari. Dal 1° gennaio al 1° giugno 2026, Libera ha censito 38 inchieste per corruzione e concussione, condotte da 23 procure in 10 regioni italiane, con 386 persone indagate. Le regioni più coinvolte sono Campania, Lazio e Sicilia. Proprio in Campania, la corruzione è argomento tabù. Ma negli ultimi 18 mesi, troviamo 25 inchieste su corruzione e concussione, con 285 indagati. In 18 tra loro sono politici, tra sindaci, assessori e consiglieri comunali o regionali. In questo caso, i reati spaziano dalla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio al voto di scambio politico-mafioso, dalla turbativa d’asta all’estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nei primi sei mesi 2026, in Campania sono 65 le persone indagate, con 6 indagini aperte. “La mappa delle inchieste e il numero degli indagati, per i quali naturalmente vale una presunzione di non colpevolezza – specifica la nota di Libera -, è frutto di una ricerca avente come fonte lanci di agenzie, articoli su quotidiani nazionali e locali, rassegne stampe istituzionali, comunicati delle Procure della Repubblica e delle forze dell’ordine”.
Per questo, Libera Campania promuove venerdì 12 giugno a Napoli e Benevento un flashmob nell’ambito della campagna nazionale “Occhi aperti sulla corruzione”. A Napoli l’appuntamento è alle 18 in Largo Berlinguer. Nel capoluogo sannita alle 19 in Corso Garibaldi (piazzetta antistante Basilica). Nella mattinata del 12 giugno, alle 9.00, a Castel Volturno (Caserta), è inoltre prevista una Passeggiata monitorante sui luoghi del Parco dei Regi Lagni. Lì sarà presentata la domanda di accesso agli atti “Foia” al Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno. Ognuno di questi eventi costituisce “un’azione per accendere riflettori – afferma l’associazione contro le mafie – sui casi di corruzione intorno alle gare pubbliche, per l’erogazione di servizi dei Comuni e degli ambiti territoriali campani e rientra nelle azioni della campagna nazionale “Fame di verità e giustizia” che ha l’obiettivo di rimettere al centro della vita pubblica l’urgenza nel contrasto a mafiosi e corrotti”. L’iniziativa viene definita “una visita oculistica in strada per guardare con lenti diverse i vari fenomeni corruttivi in particolare nel settore della sanità”. “Occhi aperti sulla corruzione” attraverserà tutta Italia dall’8 al 13 giugno per chiedere di rafforzare trasparenza, controllo e responsabilità.
“In Campania i sistemi corruttivi sono ben alimentati dalle relazioni tra politica, dirigenti e funzionari comunali, imprenditoria e criminalità e si avvalgono della complicità di professionisti e intermediari finanziari”, denuncia Mariano Di Palma, coreferente regionale di Libera. “Questi rapporti di contiguità, collusione e corruzione interni alle reti di affari più o meno ampie e radicate in tutta la regione – dall’agro-aversano all’agro nocerino-sarnese, dalla piana del Sele al vallo di Lauro, dall’agro nolano all’alto casertano e nel vesuviano – aggiunge Anna Garofalo della coreferenza regionale di Libera – sono al centro della perdita di diritti e democrazia. Le cittadine e i cittadini campani pagano sulla propria pelle, attraverso la qualità scadente e la poca accessibilità dei servizi, le conseguenze dell’azione di questi circuiti criminali e mafiosi, della loro natura imprenditoriale violenta, dell’accumulazione della ricchezza e di capitali, che operano nell’economia illegale quanto quella legale, e che mostrano tutta la loro destrezza intorno alle gare pubbliche per l’erogazione di servizi dei Comuni e degli ambiti territoriali sociali”. Secondo Gigi Cannavacciuolo, coreferente regionale di Libera, “in una regione colpita da alti tassi di povertà, disoccupazione ed emigrazione giovanile, le famiglie che avrebbero diritto a cure, a servizi socio-sanitari, si trovano vittime di un modello clientelare che distribuisce i servizi come favori e le cure come piacere”. Perciò “le persone fragili che dovrebbero essere accolte e prese in carico sono costrette a far fronte alla presenza di circuiti criminali che controllano appalti, servizi e concorsi attraverso la pressione estorsiva e la corruzione di amministratori pubblici deputati alla cura delle procedure di aggiudicazione delle gare”.
IL DOCUMENTO DI LIBERA CAMPANIA: “POLITICA E APPARATI COMUNALI I RESPONSABILI DI OPACITÀ”
In occasione di “Occhi aperti sulla corruzione”, il Coordinamento regionale di Libera ha elaborato un documento, intitolato “La corruzione ci toglie diritti e democrazia”. “Diverse inchieste giornalistiche e della magistratura, negli ultimi anni – spiega Libera Campania -, hanno portato alla luce la presenza di” circuiti illegali, o presunti tali. “La prossimità tra imprenditoria, politica, pubblica amministrazione e clan – sottolinea il documento – si regge su relazioni spesso personalistiche e che si rivelano fondamentali soprattutto nelle occasioni elettorali, in quanto la logica clientelare – che vede come merce di scambio proprio l’affidamento di servizi da parte degli enti locali – permette di costruire pacchetti di voti che si tramutano poi in distribuzione di posti di lavoro e di nomine in società miste per accrescere ed estendere il controllo e la ricchezza dei soggetti collegati a questi circuiti di potere criminale”. Per Libera, “è molto spesso questa la logica descritta nei decreti di scioglimento per infiltrazione mafiosa di molti consigli comunali in Campania: quattro negli ultimi tre mesi – Torre Annunziata, Sarno, Arienzo e Pagani – a cui si aggiunge un importante capoluogo di provincia come Caserta, oltre a Melito, Marano, Poggiomarino, Caivano, Quindici, Monteforte Irpino e Calvi Risorta“. In pratica, “responsabili di opacità amministrative a danno della cittadinanza e della democrazia” sarebbero “la politica, e molto spesso e con un ruolo sempre più grande l’apparato di dirigenti e funzionari comunali”. Tanto per non usare giri di parole.




















