La giunta regionale della Campania sta lavorando ad un progetto di legge per una misura di sostegno al reddito. Una sorta di Reddito di cittadinanza campano, in pratica. Il testo sarebbe seguito in prima persona dal governatore Roberto Fico, ma si presenterebbe come piuttosto articolato. Coinvolgerebbe in sinergia settori diversi, come politiche sociali e del lavoro. Prefigurando, insomma, una struttura molto simile all’abolito Rdc. A quanto si apprende da fonti della Regione, ci sarebbe già una bozza, da perfezionare e portare in seguito in consiglio regionale. Con quali tempi? Si parla di un “termine congruo” entro cui “predisporre” la proposta, in una mozione del gruppo M5S. Quindi la tempistica non dovrebbe comportare un’attesa troppo lunga. La mozione, a prima firma di Elena Vignati, è stata depositata in consiglio il 30 giugno. L’input arriverebbe proprio da Palazzo Santa Lucia.
Una base di partenza, tra l’altro, è già agli atti del consiglio. Nel 2024 Giuseppe Conte presentò a Napoli la proposta legislativa di tre consiglieri (Gennaro Saiello, Michele Cammarano e Vincenzo Ciampi). Prevedeva un sostegno di 400 euro mensili a persona e 200 euro mensili per ogni componente oltre il secondo, insieme alla stipula di protocolli d’intesa con le organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale. I 5 Stelle non riuscirono a farla approvare dall’amministrazione De Luca, ma adesso si riparte da qui. La nuova mozione intende impegnare Fico a istituire “una misura regionale integrativa di sostegno economico e inclusione attiva correlata a percorsi di formazione-lavoro certificati”. Essa sarebbe destinata “ai nuclei familiari residenti in Campania che, pur trovandosi in condizioni di povertà o vulnerabilità sociale, risultino esclusi dall’Assegno di Inclusione o dalle altre misure nazionali di sostegno al reddito”. La mozione precede la presentazione del progetto di legge, ma in un certo senso la accompagnerà. Perché una misura è già allo studio, come detto. E l’intenzione è di darle forma organica in pochi mesi. La mozione, firmata da tutti i consiglieri pentastellati, in qualche modo anticipa le future linee del progetto di legge. Si parla infatti di definire, nel testo normativo, i parametri selettivi economici e sociali (Isee, Patrimonio, Residenza, nuclei con figli minori, disabili) utili all’individuazione dei potenziali beneficiari. Si dovranno inoltre individuare gli Ambiti Territoriali Sociali (Ato)- ai sensi della Legge Regionale n. 11/2007 -, competenti per la presa in carico dei percettori, mediante la preparazione di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. Uno dei punti cardine dovrebbe essere la previsione di subordinare l’erogazione alla partecipazione dei beneficiari a “percorsi di formazione, orientamento, politiche attive del lavoro, tirocini, progetti di utilità collettiva o altre attività individuate dai servizi sociali competenti”. Qualcosa che ricorda, insomma, l’attività dei Navigator col Reddito di Cittadinanza.
Uno degli aspetti più complessi riguarda le fonti di finanziamento. Qualche spunto lo offre ancora la mozione consiliare. Una volta approvata, Fico si impegnerà a verificare la possibilità di finanziare la misura con risorse del Programma Regionale Fondo Sociale Europeo Plus. Il Pr Fse+ è lo strumento con cui la Regione, in accordo con le direttive Ue, finanzia progetti per l’occupazione, l’istruzione, la formazione e l’inclusione sociale. Ma la ricerca di fondi si annuncia di una certa complessità, si diceva. La mozione invita a valutare pure un’eventuale combinazione di risorse tra fondi europei, statali e manovre fiscali interne. In sede di valutazione, la Regione dovrebbe poi attivare un tavolo di confronto con l’Inps, gli Ato, i sindacati e gli enti del Terzo Settore. “Al fine – suggerisce la risoluzione del M5S – di definire criteri uniformi di accesso, modalità di controllo e strumenti di monitoraggio della misura”.
Ma di un Reddito di cittadinanza regionale Fico parlava già in campagna elettorale. Adesso quell’ipotesi sembra in procinto di concretizzarsi. Nella mozione si specificano le premesse della futura scelta legislativa. “L’abrogazione del Reddito di Cittadinanza e – si legge – la sua sostituzione con l’Assegno di Inclusione (Adi), il Supporto per la Formazione e il Lavoro (Sfl) hanno modificato profondamente il sistema nazionale di contrasto alla povertà, lasciando escluse numerose persone e nuclei familiari che, pur versando in condizioni di disagio economico, non rientrano nei nuovi requisiti previsti dalla normativa statale”. Senza trascurare che la Regione Campania “continua a registrare uno dei più elevati livelli di povertà assoluta, povertà relativa e rischio di esclusione sociale del Paese, con un’incidenza particolarmente elevata tra famiglie numerose, giovani, disoccupati di lunga durata e nuclei monoparentali”. Si ricorda, peraltro, come Palazzo Santa Lucia abbia già attivato il programma Campania Welfare- Accordi Regionali di Inclusione Attiva (Aria), finanziato proprio dal Pr Fse+ 2021-2027. Uno percorso finalizzato alla presa in carico integrata delle persone vulnerabili mediante servizi sociali, orientamento, formazione e inclusione lavorativa. “Ma tale programma – sottolineano i 5 Stelle – non prevede un sostegno economico continuativo assimilabile ad una misura regionale di integrazione al reddito”.
La base costituzionale del Rdc regionale sarebbe l’articolo 117 della Carta, il quale “attribuisce alle Regioni competenze legislative in materia di servizi sociali e politiche di inclusione, mentre l’articolo 118 valorizza il principio di sussidiarietà nell’organizzazione dei servizi alla persona”. Nei piani, la misura regionale non sostituirebbe l’assegno di inclusione o altri sussidi statali. Servirebbe invece ad integrare gli strumenti esistenti “per i soggetti che risultano esclusi o necessitano di ulteriori percorsi di inclusione”. Nei progetti pentastellati, si configurerebbe “come un ‘contratto di cittadinanza attiva’ individuale, evitando duplicazioni di spesa o erogazioni puramente assistenziali”, recita la mozione firmata anche dai consiglieri Raffaele Aveta, Salvatore Flocco, Gennaro Saiello e Luca Trapanese. In breve: il sostegno economico deve essere “strettamente collegato ad un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa”, predisposto dagli Ato. Vedremo adesso come Fico e la sua giunta gli daranno corpo.




















